Gesù inizio, centro e termine della speranza

Seconda domenica di Avvento.

Gesù inizio, centro e termine della speranza

Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8.

Il Vangelo che leggiamo in questa seconda domenica di avvento è il principio del Vangelo di Marco, lo stesso vangelo che ci accompagnerà in questo anno liturgico B, e comincia con una affermazione sintetica: “Inizio della Buona Notizia di Gesù Cristo, Figlio di Dio!” (Mc 1,1). Poi anche al termine del Vangelo, nel momento della morte di Gesù, un soldato romano esclama: “Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39). All’inizio ed alla fine del secondo vangelo c’è questo titolo di “Figlio di Dio”. In poche parole quasi si potrebbe dire che Marco nel suo Vangelo vuole chiarire come deve essere intesa ed annunciata questa verità centrale della nostra fede: Gesù è il Figlio di Dio.

La prima parola di questo primo versetto è “inizio”. Quindi per Marco tutto ha un inizio, anche la Buona Notizia di Dio che Gesù ci comunica; questa non è caduta dal cielo, ma viene da lontano, attraverso la storia e per dimostrarlo Marco cita i profeti Isaia e Malachia e menziona Giovanni Battista, che preparò la venuta di Gesù. 

Nei testi di Malachia ed Isaia si annuncia in modo molto forte la speranza, che abitava nei cuori della gente ai tempi di Gesù. La gente sperava che il messaggero, annunciato da Malachia, servisse per preparare la venuta del Signore (Ml 3,1), secondo quanto proclamato dal profeta Isaia che disse che grida “preparate il cammino al Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Is 26 40,3).

Il seme della Buona Notizia è la speranza suscitata nella gente dalle grandi promesse che Dio aveva fatto nel passato per mezzo dei profeti; la speranza della gente è il gancio a cui si afferra la Buona Notizia di Dio; per sapere come iniziare l’annuncio della Buona Novella, è importante scoprire la speranza che la gente ha nel cuore. 

Poi si cita anche Giovanni Battista, un personaggio contemporaneo che, come negli annunci di Isaia e Malachia, risveglia le speranze del popolo. 

Negli anni 70, epoca in cui Marco scrive, molta gente pensava che Giovanni Battista fosse il messia (cf. At 19,1-3) ma per aiutarli a discernere Marco riporta le parole di Giovanni stesso: “Dopo di me viene colui che è più forte di me e di cui non sono degno di sciogliere i sandali. Io ho battezzato con acqua. Lui battezzerà con lo Spirito Santo”. Marco fa sapere alle Comunità che Giovanni non era il Messia, bensì il suo precursore.

Ad ogni modo anche lo stesso Gesù percepiva che Dio si manifestava nel messaggio di Giovanni. Per questo, uscì da Nazaret, si recò fino al Giordano, ed entrò nella fila per ricevere il battesimo. In Giovanni Battista il seme della Buona Notizia comincia a spuntare, a crescere.  

Nel momento di essere battezzato, Gesù fece una profonda esperienza di Dio. Vide il cielo aprirsi e lo Spirito Santo discendere su di lui, e la voce del Padre che gli diceva: Tu sei il mio Figlio prediletto. In Te ho posto tutta la mia fiducia. In questi brevi parole appaiono tre punti molto importanti.

1. Gesù sperimentò Dio come un Padre e sperimenta se stesso come un Figlio. Ecco la grande novità che lui ci comunica: Dio è Padre. Il Dio che era lontano come il Signore Altissimo, giunge vicino come Padre, ben vicino come Abbà, Papà. E’ questo il centro della Buona Notizia che Gesù ci porta.

2. Poi Gesù annuncia che il Messia è il Servo di Dio e della gente (Is 42,1). Il Padre stava indicando a Gesù la missione del Messia Servo, e non Re glorioso. Gesù assumeva questa missione di servizio e fu fedele ad essa fino alla morte, ed alla morte in croce! (cf. Fil 2,7-8) Lui disse: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire!” (Mc 10,45).

3. Proprio quando Gesù scopre la sua missione di Messia Salvatore, riceve il dono dello Spirito Santo per poter svolgere la missione. Il dono dello Spirito era stato promesso dai profeti (Is 11,1-9; 61,1-3; Gioele 3,1) e in Gesù la promessa comincia a realizzarsi.

Ciò che Marco vuole suggerire è che dobbiamo imparare a leggere la nostra storia con un altro sguardo. L’inizio, il seme della Buona Notizia di Dio, è nascosto nella nostra vita, nel nostro passato, nella storia che viviamo. Il popolo della Bibbia aveva questa convinzione: Dio è presente nella nostra vita e nella nostra storia. Per questo loro si preoccupavano di ricordare i fatti e le persone del passato. La persona che perde la memoria per la propria identità non sa da dove viene né dove va. Loro leggevano la storia del passato per imparare a leggere la storia del presente e scoprire in essa i segnali della presenza di Dio. E’ ciò che Marco fa qui all’inizio del suo vangelo.

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